Chi è l’ostetrica/o?

Le origini dell’ostetricia possono essere ricondotte alle origini dell’umanità.

Troviamo tracce dell’antica arte ostetrica nei reperti delle antiche dinastie che hanno vissuto nel nostro mondo a partire dalle epoche più ancestrali.

Dai Sumeri ai greci, dai Romani ai Galli la figura dell’ostetrica assumeva nomi differenti ma con nu profilo comune. A loro era deputato il compito di assistere le partorienti. Cuore della loro arte erano le donne, quale che fosse la loro età e il loro problema.

Le levatrici o mammane, così venivano anche chiamate, affiancavano le fanciulle con suggerimenti indicazioni relative alla loro sfera sessuale e riproduttiva. L’ostetrica, rappresentata dalla figura di una donna saggia, accompagnava le ragazze alla crescita sino ad assistere e crescere le figlie di quelle ragazze e così le loro nipoti.

Attraverso i popoli e il tempo, l’ostetrica ha mantenuto un ruolo ed un rilievo socio-culturale fondamentale per la comunità di appartenenza. Ruolo che in alcune zone geografiche è incominciato a venire meno, per molteplici fattori sociologici.

L’urbanizzazione, la crescente cultura medica, la nascita dei primi nosocomi divenuti poi gli odierni ospedali, hanno apportato graduali ed importanti modiche nella disciplina ostetrica, garantendo una minor incidenza di malattia e mortalità nelle donne. Il progresso della conoscenza medica ha trasformato l’arte in scienza dandole valenza e connotati scientifici. Tale progresso, tuttavia, è stato responsabile anche di uno smarrimento di alcune buone pratiche di assistenza che solo un’attenzione alternativa al metodo scientifico da una parte, e la medicina basata sulle prove di efficacia dall’altra, sembrano siano in grado di riaffermare.

Tale percorso storico portò ad un cambiamento della disciplina e fu così che nel 1937, il Regio Decreto legge n. 1520 diede una definizione giuridica alla levatrice, denominandola ostetrica. Termine in utilizzo ancora oggi, ma al quale solo nel 1994 si affiancò la lettera “o” designando l’accesso da parte degli uomini alla professione.

Oggigiorno l’ostetrica/o, una volta conseguita la Laurea abilitante all’esercizio della Professione, è tenuta all’obbligo di iscrizione al Collegio Professionale del territorio dove risiede o dove esercita. Nel 1999, con la Legge n.42, l’ostetrica/o cessa di essere professione sanitaria ausiliaria e acquisisce, a pieno effetto, la definizione di Professione Sanitaria che risponde ai tre diritti fondamentali di ogni professione intellettuale: autonomia decisionale, indipendenza culturale ed operativa, responsabilità professionale.

L’ostetrica opera in differenti aree e questo aspetto è molto poco rilevato nella società attuale italiana. i suoi ambiti di competenza sono infatti la ginecologia, la neonatologia, l’ostetricia. È in tali contesti che l’ostetrica/o si prende cura della persona assistita in tutte le fasi della vita dell’individuo per quanto concerna la salute sessuale e riproduttiva. L’ostetrica/o è interamente responsabile di ogni atto od intervento assistenziale da lei/lui erogato. L’ostetrica/o è la/il professionista capace di identificare condizioni di para o effettiva patologia che la portano per diligenza, perizia e prudenza a richiedere il contributo assistenziale del medico. L’ostetrica lavora in un’equipe multidisciplinare all’interno della quale emergono figure non solo mediche e chirurgiche ma anche afferenti ai campi della della biologia, della sociologia, della psicologia. Il lavoro di equipe è finalizzato ad adempiere a quella assistenza globale volta a promuovere, salvaguardare e tutelare la salute della persona.

Oggi l’ostetrica/o sta subendo ulteriori e numerosi mutamenti: alcuni positivi, altri negativi. Il progresso scientifico, la crisi economico-finanziaria, le riforme accademiche sono solo alcuni dei fattori che stanno alla base di questi cambiamenti.

LilyOB si pone come interfaccia, unica e rivoluzionaria, nei confronti di donne e ostetriche/ci, con la mission di riportare una reale informazione, educazione, assistenza alle donne in tutte le fasi della sua vita rendendole consapevoli che esistono professioniste/i formati attraverso lunga teoria e forte pratica sono state riconosciute dallo Stato Italiano figure di “pubblica utilità”. L’esiguo numero, rispetto ad epoche passate e restrizioni normativo-burocratiche, ha fattodiminuirenel tempo queste/i professioniste/i e, di pari passo, il loro profilo pare essere stato dimenticato o facilmente confuso. Queste professioniste sono le/gli ostetriche/ci e al centro del loro lavoro c’è la donna, la famiglia, la comunità.

“Geneticamente uomo e donna sono identici. Non sono dal punto di vista epigenetico, di formazione cioè, perché lo sviluppo della donna è stato volontariamente bloccata. La donna è stata bloccata per secoli. Quando ha accesso alla cultura è come un’affamata, E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi ne è già saturo.”  R.L. Montalcini

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