Ignaz Semmelweis: ecco come è nata la buona abitudine del lavarsi le mani.

Oggi è generalmente riconosciuta da tutti l’importanza del lavarsi le mani, non solo come buona norma igienica per l’individuo stesso e per la sua sicurezza, ma sopratutto come gesto “sociale” in qualità di primo e più importante fattore limitante la diffusione delle infezioni, ospedaliere e non.

Ma non è sempre stato così. Cosa ancora più rilevante è che la prima vera intuizione che diede al lavaggio delle mani l’estrema importanza che gli spetta, ha strettamente a che fare con la donna e la professione dell’ostetrica.

Siamo negli anni 40 dell’Ottocento, al General Hospital di Vienna, dove nascono più di 7000 bambini l’anno. Nello stesso ospedale, però, ogni anno muoiono circa 600-800 madri a causa della così chiamata “febbre da parto”, nota anche come endometrite puerperale, causata per lo più -come risaputo grazie alle conoscenze attuali- da Streptococchi, batteri gram positivi.
Un assistente ostetrico che lavora nella struttura, di nome Ignaz Semmelweis, nota e dimostra, grazie a un’attenta revisione delle statistiche dell’ospedale relative al periodo 1846-1849, che delle due divisioni dell’ospedale stesso, una ha un tasso di mortalità 10 volte maggiore dell’altra. La prima è un’unità di insegnamento nella quale i parti sono effettuati da ostetriche assistite da studenti. Nella seconda, invece, esclusivamente dalle ostetriche. Inoltre Semmelweis nota che il tasso di mortalità è molto maggiore anche rispetto alle donne che partoriscono in casa o in altre zone della città.
L’istruzione degli studenti che assistono le ostetriche nella prima divisione prevede anche la partecipazione diurna ad autopsie, durante le quali talvolta possono capitare anche deceduti per febbre puerperale ed altre infezioni. Semmelweis ipotizza che ci sia una correlazione e che il lavaggio superficiale delle mani dopo queste autopsie provochi la diffusione di “particelle invisibili di cadavere” – di batteri – per contatto diretto con le madri durante il parto.
A riprova di ciò, siamo nell’anno 1847, Semmelweis richiede l’utilizzo di una soluzione di cloro per il lavaggio delle mani “fino a quando non fossero scivolose e l’odore del cadavere non fosse scomparso”.
I risultati parlano da sé: alla fine dell’anno i tassi di mortalità della prima divisione si abbassano ai livelli della seconda e entrambe scendono sotto il 2%.

Per fornire dati numerici, o meglio per contare le vite salvate da questa “semplice” ma al tempo impensata misura, si basti pensare che nella prima divisione si passò da 459 donne morte (per 4010 nascite) nel 1846 (11,4%) a 45 morte (per 3556 nascite) nel 1848 (l’1,3%!). Allo stesso modo anche nella seconda divisone le morti materne si ridussero da 105 (per 3754 nascite, quindi il 2,7%) a 43 (per 3219 nascite, l’1,3%).

 

Purtroppo non per tutti c’è stato un lieto fine: il lavoro di Semmelweis non venne riconoscuto fino al 1861 e questi, nonostante il grandioso contributo fornito alla scienza e all’umanità intera, non venne nè apprezzato nè in parte sostenuto per le sue idee. Forse la personalità schiva, forse la frustrazione per l’ingratitudine e l’incomprensione o forse anche la malattia di Alzheimer della quale alcuni sostengono che soffrisse, lo portarono a un comportamento “offensivo e irragionevole” che gli fece perdere anche l’appoggio dei pochi sostenitori. Così, nel 1865 era solo quando morì in un manicomio, ignaro dell’incredibile importanza delle sue intuizioni e del ruolo che la diffusione per contatto diretto e la misura del lavaggio delle mani in qualità di controllo avrebbero avuto nel panorama mondiale e nei secoli.

Cogliamo l’occasione per ricordare l’importanza che ancora oggi riveste lavarsi le mani con cura, non solo per noi stessi ma per amore di chi ci sta intorno.

Vogliamo inoltre rendere omaggio a Ignaz Semmelweis e alle sue illuminate intuizioni, grazie alle quali le vite di molte donne e non solo sono state salvate allora come oggi.

 

Fonte: Sherris Microbiologia medica, Favalli Landolfo Oliva (…), ed. italiana, EMSI, 2013

 

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