L’Ostetrica Laura

Mi sono laureata in Ostetricia nel 2003 presso l’Università degli Studi di Torino.

Perché ho scelto di fare ed essere ostetrica?

Le motivazioni sono senz’altro più d’una.

 

Fin da piccola sono stata attratta dalle pance in gestazione e dai misteri della nascita, ho sempre desiderato comprendere se e come potesse essere possibile nascere in sicurezza e con facilità.

Senz’altro ha influito molto la presenza attrattiva “dell’ostetrica di famiglia” nel mio nucleo familiare: una cugina di mio padre che rappresentava il punto di riferimento per tutte le donne che conoscevo. Tutte si rivolgevano a lei per quanto riguardava la sfera della salute femminile: la contraccezione naturale, i litigi con il marito, un ritardo mestruale, i figli capricciosi e, ovviamente, per essere seguite durante la gravidanza ed il parto.

 

Quando ricevetti il risultato del test d’ingresso per accedere al Corso di Laurea in Ostetricia non potevo crederci: settima su 240 iscritti.

Iniziai la mia formazione piena di entusiasmo, ero a conoscenza di ciò che la legislazione italiana prevede: “L’ostetrica/o è l’operatore sanitario che assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza, durante il parto e nel puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e presta assistenza al neonato” (D.M.740/1994).

“L’ostetrica è la figura che svolge attività dirette alla prevenzione, alla cura e alla salvaguardia della salute della donna con responsabilità e totale autonomia professionali” e che si occupa di interventi di educazione sanitaria e sessuale sia nell’ambito della famiglia che nella comunità” (Legge 251/2000).

 

Durante i primi mesi di università osservai però il grosso divario tra la fattibilità, la formazione e la legislazione.

 

Durante dodici anni di servizio in ambito pubblico ho lavorato in consultorio dove ho potuto seguire autonomamente le gravidanze di molte donne in ambito interculturale, i corsi di educazione sessuale, la ginnastica perineale e i neonati nei primi mesi di vita; spesso le donne mi chiedevano di assistere al loro parto, ma era impossibile non lavorando in ospedale, pertanto creai un modello assistenziale continuativo con l’ospedale di riferimento. L’iniziale entusiasmo della Direzione Sanitaria venne bloccato dalla carenza di personale.

 

Dopo aver affiancato diverse ostetriche private (libere professioniste) di Torino nell’assistenza alla gravidanza e al parto domiciliare, decisi di andare a lavorare in sala parto in un ospedale dove – attraverso i corsi di preparazione al parto e la gestione della gravidanza fisiologica – avrei potuto conoscere e farmi conoscere dalle donne che avrei assistito durante il parto, ma mi resi presto conto che, nella quasi totalità dei casi, questo non avveniva.

Consapevole del fatto che in Italia, solo la scelta della libera professione per l’ostetrica e del parto domiciliare per la coppia permette un’assistenza continuativa alle donne in gravidanza, al parto e nel dopo parto, rimasi a lavorare in sala parto attivandomi attraverso il Collegio delle Ostetriche, la Regione ed i sindacati per creare continuità assistenziale. Inoltre, l’alto tasso di contratti precari e l’incremento della disoccupazione delle colleghe neolaureate rendeva per me difficile la scelta di lasciare il pubblico per la libera professione.

 

Per 9 anni ho lavorato in sala parto con entusiasmo, sempre un po’ amareggiata dal non poter accontentare le donne nel loro bisogno primario: fin dalla notte dei tempi le donne hanno richiesto una figura di fiducia al proprio fianco che le accompagni nelle varie fasi della gestazione, del parto e del dopo parto, come interviste e questionari alle donne dimostrano da anni.

Le evidenze scientifiche mostrano che la probabilità di ottenere parti vaginali senza complicanze aumentano se la donna viene seguita in autonomia e continuità dalla figura dell’ostetrica, con riduzione significativa dell’incidenza di patologia per madre e neonato e aumento dell’attività di prevenzione, questo perché l’informazione, l’assistenza e la cura personalizzata, intima e continuativa sono fondamentali per il buon esito della gestazione, del parto e di rapporti intrafamiliari.

 

Contrariamente a ciò che anche l’OMS consiglia, in Italia molte donne in gravidanza vengono seguite in modo frammentario, medicalizzato e, non raramente, spersonalizzante.

La consuetudine vuole che la gravidanza sia seguita quasi esclusivamente dal ginecologo, che dovrebbe subentrare solo in caso di patologia. Molte donne pensano che al momento del parto sarà proprio il ginecologo che le assisterà, inconsapevoli di quale sia il ruolo dell’ostetrica: visualizzano l’ostetrica come una figura che affianca il ginecologo e non come una professionista autonoma.

Alla donna in procinto di partorire diventa chiaro quale ostetrica assisterà il suo parto solo nel momento in cui entra in ospedale.

Solo durante quest’anno ho concepito la decisione e la scelta di lasciare l’ambito pubblico per lavorare in ambito privato, fiduciosa che un giorno anche il pubblico si adeguerà alle esigenze delle donne.

L’ostetrica è una figura da valorizzare a livello sociale e una figura che ogni donna dovrebbe poter scegliere di avere al suo fianco come persona professionalmente preparata e di fiducia in ogni momento della sua vita e del suo essere donna.

 

Laura Sartorio, Ostetrica ospedaliera Moncalieri

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